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Argomenti del kenya


I viaggi, le avventure, le disavventure, le situazioni indimenticabili che il Kenya vi ha regalato, storie avvenute in un paese straordinario! Se avete voglia di condividere con tutti noi le emozioni che il Kenya vi ha regalato, scriveteci ed inviateci i racconti dei vostri viaggi in questo paese 

1) Scrivete il vostro racconto su un semplice Blocco note .txt
2) preparate una e-mail con il testo della vostra storia 
3) Inviate il tutto a:   info@tuttokenya.com


  • DALLA SILVICOLTURA ALLA COSTRUZIONE DI STRADE

Dopo l'indipendenza, agli inizi degli anni '60, il Kenya disponeva di pochi quadri e manodopera qualificata, di cui ci sarebbe stato un grande bisogno non solo
nell'agricoltura, nella silvicoltura così come nella sanità e nell'insegnamento,ma anche e soprattutto nel turismo, nelle università,negli istituti di ricerca e in
altri settori pubblici (manutenzione delle strade, approvvigionamento d'acqua).
L'impegno svizzero si è quindi presto focalizzato su diversi progetti per la formazione di quadri e manodopera specializzata del turismo, dell'industria dell'alimentazione e della manutenzione delle strade campestri. Inoltre sono
stati sovvenzionati diversi corsi di diploma e programmi di ricerca (approvvigionamento d'acqua nella regione del Mount Kenya, malattie tropicali del bestiame, lotta biologica contro gli insetti nocivi)

Sole, spiaggia, safari
il Kenya, paese costiero nell'Africa orientale, fino a trent'anni fa praticamente sconosciuto alle nostre latitudini,è divenuto una delle mete di vacanza preferite degli svizzeri italiani tedeschi Gli alberghi e le infrastrutture turistiche godono di
una eccellente reputazione, e la fauna è mozzafiato.
Il rovescio della medaglia: oltre un quarto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Per molti anni, l'ex colonia britannica si è vista confrontata con i tipici problemi post-coloniali ed è dipesa fortemente dalla cooperazione internazionale. Poi, dalla fine degli anni '90, la Svizzera vi ha realizzato solo alcuni specifici programmi.
Ma cosa resta di questa cooperazione? Ha portato frutti? Oppure gli aiuti non sono serviti a nulla, come affermano spesso i critici della cooperazione allo sviluppo? Al contrario, queste risorse sono servite molto al Kenya, spiega Ines Islamshah,
l'ultima vice direttrice dell'ufficio di cooperazione a Nairobi. In mezzo ai tanti progetti conclusi con successo, ne cita due «esemplari», che oggi sono autosufficienti e godono per la loro sostenibilità di un'eccellente reputazione:
Kenya Utalii College (KUC) e il Kisii Training Center(KTC).

Formazione per la gente locale
Per chi, oggi, in Kenya, vuol lavorare nel turismo, il percorso formativo è ben tracciato: Kenya Utalii College si annovera, a livello internazionale, tra le più rinomate scuole alberghiere d'Africa.
Dall'inaugurazione,nel 1976, oltre 25 mila alunni e alunne vi hanno conseguito un diploma. Attualmente,il 20 per cento degli impiegati del settore, che si tratti di direttori, cuochi, concierge, camerieri o operatori turistici - sono tutti passati per
il KUC. Inoltre, dal 1983 al 2001, la DSC ha finanziato delle borse di studio che hanno permesso a ben 1300 professionisti di 15 paesi,di frequentare questa scuola, contribuendo così in modo notevole all'internazionalizzazione dell'istituzione.

Ma come mai la DSC ha costruito una scuola alberghiera in Kenya?
Dopo l'indipendenza,ottenuta nel 1963, l'economia locale è rimasta ancora per molti anni in mano agli europei, così anche il settore turistico. «Ci chiedevamo allora come fosse possibile formare la gente locale di modo che potesse accedere quale personale specializzato ai posti di lavoro di questo promettente settore.
A quell'epoca, la Svizzera finanziava già dei corsi di gestione alberghiera presso il Kenya Polytechnic. Così, quando il governo keniano ci chiese di finanziare la costruzione di una scuola alberghiera, ci è sembrato un'ottima idea», si ricorda François Rohner,ex coordinatore della DSC per l'Africa orientale a Nairobi.
Un'idea che non piacque a tutti: soprattutto il settore turistico locale, espresse allora forti dubbi sulla capacità della gente locale di ricoprire in poco tempo posti di rilievo.

Costruire strade per generare lavoro
Il KUC è sorto in stretta collaborazione tra la DSC e il ministero del Turismo keniano; e implementato, per conto della DSC, dalla ditta basilese Tourist consult.
Nel 1983,la gestione della scuola è passata ai keniani.La scuola edile Kisii Training Center (KTC) può vantarsi di un successo analogo.
Fondata nel 1984,la KTC era inizialmente una semplice scuola per mastri costruttori e manovali impegnati nella costruzione stradale con la speciale tecnica dell'impiego intensivo di manodopera. Nel 2000, la gestione del centro è passata ai keniani. Grazie all'appoggio costante della DSC, il centro è divenuto un istituto riconosciuto a livello internazionale, spiega Andreas Beusch, un tempo responsabile di questo progetto eseguito da Helvetas per conto della DSC.
Tra il 1984 e il 1999, gli ex corsisti del KTC - da ingegneri a semplici manovali - hanno costruito, con l'utilizzo massiccio di manodopera locale, più di 4200 chilometri di strade campestri. Da allora viene garantita la manutenzione di ben 12 mila chilometri di strade rurali. Per il solo periodo che va dal 1984 al 1995 queste attività hanno generato 23 milioni di giornate lavorative, equivalenti a 10 mila posti di lavoro. Secondo Andreas Beusch,della ditta Intech Beusch & Co., ad assicurare l'esistenza nel tempo e la sostenibilità del centro di formazione sarebbero stati soprattutto tre elementi.
Fin dall'inizio la scuola sarebbe stata concepita come un'istituzione keniana e di conseguenza integrata nell'amministrazione statale.
«Malgrado gli inconvenienti burocratici che ciò possa implicare, al momento della consegna dell'istituzione in mano keniana sono prevalsi di gran lunga i vantaggi perché il finanziamento e il funzionamento erano già ben regolati», afferma Beusch che individua un ulteriore fattore di successo nella flessibilità con cui
si è concepito il progetto: «Quando abbiamo, per esempio,constatato che il Minor Roads Programm, al quale il KTC è subordinato, presentava delle lacune a livello amministravo, lo abbiamo potuto sovvenzionare per poter così consolidare l'insieme del progetto», spiega ancora Beusch.Determinante sarebbe inoltre stata l'impostazione del progetto su un lungo periodo.Elemento che secondo l'esperto
ha
 permesso alla DSC di ritirarsi solo al momento in cui l'autosufficienza era assicurata.

La «kenianizzazione» come elemento chiave 
François Rohner evidenzia fattori di successo simili anche per la scuola alberghiera Utalii. Innanzitutto,rileva l'importanza accordata ad una pianificazione accurata. Nel caso dell'Utalii furono,infatti, prese tutte le disposizioni per creare un'istituzione qualitativamente ottima,in grado di superare rapidamente lo scetticismo del settore turistico locale, fino allora dominato da europei.
Come secondo elemento chiave, Rohner menziona la cosiddetta «kenianizzazione»: «Fin dall'inizio abbiamo puntato a passare appena possibile
la gestione dell'Utalii ai keniani. Per questo abbiamo per esempio spinto alcuni ex allievi a specializzarsi all'estero, di modo che il loro curriculum e le loro esperienze lavorative corrispondessero ad un tale impiego». Inoltre, bisognava assicurare il finanziamento un'impresa delicata, alla quale i responsabili si sono dedicati fin dall'inizio. Infatti, a tale scopo, il governo keniano non ha esitato a imporre un'apposita tassa sul turismo: la catering levy del due per cento su tutte le fatture degli alberghi e dei ristoranti in Kenia.
Tra i fattori di successo, Ines Islamhah tiene inoltre a sottolineare, lo stretto rapporto - che pur non è sempre stato facile - con il settore privato: «Nel consiglio d'amministrazione dell'istituzione sedevano diversi rappresentati dell'industria privata, di modo che si prendessero in considerazione anche i loro specifici bisogni».
Ma gli elementi che hanno determinato il successo di questi due progetti sono generalizzabili? Importante sembra, innanzitutto, che i progetti nascano da una collaborazione con i partner locali e corrispondano ai loro bisogni. Perché se vi è una cosa di cui l'Africa certo non ha bisogno è di «elefanti bianchi» nati dalla fantasia dei cooperanti senza la minima consultazione dei partner locali.


Popolazione 

Intorno al IX secolo d.C. gli Arabi fondarono molte città sulla costa del Kenya ed avviarono rapporti commerciali con la tribù locale dei Bantu: dall'incontro tra queste etnie si formò la cultura swahili, unita dalla lingua (kiswahili) e dalla religione islamica. Per quanto riguarda i Bantu, i Kikuyu - essenzialmente agricoltori - si manifestarono presto come il gruppo più numeroso e potente, anche se la loro supremazia fu messa in discussione dai bellicosi Masai, che invase il Kenya nel XVI secolo (periodo in cui i portoghesi occuparono alcune località della costa).
Alla fine del XIX secolo il Kenya diventò una colonia britannica ed i coloni bianchi sconvolsero la struttura socio-economica e culturale di queste popolazioni: cacciarono gli indigeni dagli altopiani fertili dell'interno, avviando fertili e piantagioni, dove trovarono impiego i Kikuyu, che diedero un importante contributo alla crescita economica del Paese. I Masai rimasero ancorati alle loro tradizioni di allevatori e si trovarono sempre più isolati.
Map tribes Nel secondo dopoguerra i Kikuyu lottarono aspramente contro il colonialismo: nel 1963, con una rivoluzione guidata da Jomo Kenyatta, le popolazioni conquistarono l'indipendenza; Kenyatta, capo della tribù Kikuyu, fondò la nuova Repubblica del Kenya, che è ancora membro del Commonwealth britannico.La maggior parte della popolazione del Kenya è formata da neri, che sono divisi in due gruppi: i Bantu e i Nilo Camitici. Questi due gruppi sono a loro volta divisi in varie tribù; la più grande è quella dei Kikuyu che è anche la più potente politicamente. Ve ne sono moltissime altre, come potete osservare dalla carta tematica.
Il paese è abitato da minoranze arabe che si sono insediate sulle coste; altre minoranze sono gli indo-pachistani e gli europei.
Arabi e indiani svolgono lavori di tipo commerciale. I neri svolgono soprattutto lavori legati all'agricoltura, mentre gli europei operano nell'industria, nel turismo e nel settore direttivo.
Tutte queste popolazioni per la maggior parte vivono nelle regioni centrali oppure sulla costa. Il Kenya registra un incremento demografico tra i più elevati del mondo ed il problema dell'analfabetismo è decisamente elevato, infatti circa il 39% della popolazione è analfabeta.



Tribù 

In Kenya vivono molte tribù, se ne contano ufficialmente 52 (cinquantadue), alcune di queste sono:
Dahalo, El-Molo, Ndorobo, Sanye Luhya, Kisii, Kuria, Gusii, Kikuyu, Kamba, Meru, Embu, Tharaka, Mbere, Mijikenda, Taveta, Pokomo, Taita, Digo, Giriama, Duruma, Luo, Iteso, Turkana Maasai, Samburu, Njemps, Nandi, Kipsigis, Elgeyo, Sabaot, Marakwet, Tugen, Terik, Pokot, Somali, Rendille, Galla, Boni, Borana, Gabbra, Orma, Sakuye Bajun, Pate, Mvita, Vumba, Ozi, Fundi, Siyu, Shela, Amu

Samburu
I Samburu vivono oggi principalmente nel nord del Kenya, una zona con vegetazione arida vicino al lago Turkana, nella regione Rift Valley. Sono tradizionalmente una tribù nomade che ha nell'allevamento di bovini e ovini la sua principale fonte di sostentamento. 

 Masai

I Masai sono tradizionalmente un popolo nomade formato da pastori: in passato si muovevano in lungo e in largo per tutto il Kenya e parte della Tanzania, al giorno d'oggi invece puoi trovarli più che altro nel sud-ovest del paese, dalle parti del Tsavo, Amboseli e Masai Mara
I Masai sono sempre stati speciali. I loro mantelli rosso brillante li hanno resi immediatamente riconoscibili. Con la lancia in mano, sono calmi e coraggiosi, nonostante il pericolo. Le truppe armate britanniche che allontanarono i Maasai dalle loro terre nel tardo XIX° secolo avevano grande rispetto per questi membri di una tribù senza paura. Fino a poco tempo fa, per diventare guerriero, un ragazzo Maasai doveva uccidere da solo un leone, armato solamente della sua lancia.


Giryama
Diversamente da molti altri gruppi etnici nei quali la stregoneria era riservata alle donne, nei è gestita principalmente da uomini anziani. I Giryama inoltre credono che ogni persona nella società sia una strega o stregone potenziale.
Per questa ragione i membri della tribù cercarono protezione da quattro cose; dagli incantesimi delle streghe, da accuse di stregoneria, dalla paura e infine dal divenire essi stessi stregoni. 

Kikuiu
Kikuiu, il gruppo più grande, che vive nei dintorni del Monte Kenya che chiamano "Montagna di Luce" 

I Luo
I Luo, che vivono sulle sponde del lago Vittoria e si distinguono perché nel rito di passaggio all'età adulta estraggono dai 4 ai 6 denti dell'arcata inferiore. 

Swahili
I Swahili ivono sul litorale: infatti il termine Swahili deriva dall'arabo "Shael" che vuol dire cosa. 

Mijikenda
Fra i Rabai, parte del nucleo tribale dei Mijikenda gli anziani sono coccolati e protetti come un tesoro prezioso alcuni di essi vivono ancora nella foresta sacra di kaya dietro il littorale kalifi in piccole capanne. Per questa ragione i saggi vengono anche chiamati kayas.